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Il movimento e la danza orientale

“Il corpo umano in se stesso è un’opera d’arte. Un’architettura meravigliosa in cui niente è lasciato al caso. La forma di ogni osso, di ogni muscolo, esprime direttamente la propria funzione ed è possibile coglierla in modo intuitivo, quando si presta la propria sensibilità all’ascolto del corpo. Dopo tanti anni di studio e pratica, questo aspetto di immediatezza e bellezza ancora mi colma di stupore e mi affascina.
Al di là di quanto si possa apprendere dai libri di anatomia, nessuna conoscenza può essere così profonda come quella che deriva dalla consapevolezza e dall’esperienza del corpo in movimento. Per quanto si impari a differenziare, a richiamare all’attenzione anche i minimi dettagli, si percepisce chiaramente che questo apprendimento non ha fine e ciò fa stare bene, in grado di evolversi e non invecchiare. Invecchiare è quando si smette di imparare.

Il motivo per cui ho incontrato Ronit è probabilmente che entrambe, con linguaggi differenti (lei quello della danza, io quello della terapia riabilitativa) perseguiamo gli stessi obiettivi: esprimere sempre meglio la nostra professionalità; insegnare alle persone a far emergere le proprie potenzialità; insegnare loro ad amarsi per ciò che sono e per ciò che possono diventare. Ma, soprattutto, farlo attraverso un tracciato netto e replicabile: i risultati, quando arrivano, non compaiono per “magia”. Chi lavora su di sé deve avere chiaro il punto d’inizio e deve comprendere il percorso di apprendimento che ha generato il risultato. In altre parole, il nostro compito è anche insegnare a diventare più consapevoli e responsabili di se stessi. Ecco perché l’approccio che io utilizzo, il Metodo Feldenkrais, si adatta perfettamente alla tecnica che Ronit ha ideato per insegnare la danza, vale a dire al Metodo Ronit®.

Due parole sul Metodo Feldenkrais
Il Metodo Feldenkrais® è un sistema di apprendimento somatico che, attraverso il movimento e la consapevolezza, aiuta la persona a migliorare postura, coordinazione, flessibilità, autostima e permette di alleviare dolori e tensioni muscolari in modo gentile. Il Metodo viene applicato a ogni ambito dell’attività umana e può essere praticato da tutti, perché rispetta limiti e potenzialità di ogni persona.

Le strategie pedagogiche del Metodo forniscono validi strumenti per la riprogrammazione individuale e l’evoluzione di funzioni motorie più efficaci e vicine all’intenzione che le anima. Questo significa non solo progredire nella tecnica, ma anche imparare a riconoscere i propri stati di disagio e le abitudini di movimento dannose, insegnando alla persona a gestirle. Ma l’aspetto forse più interessante del Metodo Feldenkrais è che si diventa consapevoli del proprio repertorio innato di movimento, attingendo a risorse spesso sopite e nascoste, percependo tutto ciò come una maggiore libertà di movimento. In questo modo è possibile accedere a un livello di espressione corporea più vicino all’intuitività, ed è proprio accostandosi a questa dimensione che si conferisce un’impronta personale all’interpretazione artistica.

Per fare tutto ciò, durante le lezioni Feldenkrais, si utilizzano sequenze di movimento proprie dello sviluppo motorio del bambino, o del movimento di altre specie animali, o si prende spunto da movimenti abituali, etc, seguendo particolari tecniche di differenziazione e integrazione neuromotoria. Nonostante alla base del Metodo Feldenkrais ci siano teorie molto complesse, nella pratica la persona si rilassa, si incuriosisce, perfino si diverte. L’impressione è quella di “giocare” con il movimento proprio come quando eravamo bambini.

Il Metodo Ronit® è il frutto di una ricerca personale che percorre tracciati in parte paralleli a quelli del Metodo Feldenkrais. Tuttavia, mantiene la sua originalità e specificità: è dedicato all’apprendimento della danza orientale, che è movimento, disciplina e molto di più. Dal punto di vista del movimento, il Metodo Ronit fornisce, oltre che una moltitudine di esercizi per la libertà e la differenziazione dei segmenti corporei, una chiara consapevolezza dei riferimenti spaziali intorno ai quali la danza ha luogo: gli assi del corpo e la relazione con la forza di gravità. Potremmo dire che la danza orientale, dal punto di vista del movimento, è un vero e proprio fluire tutto intorno a questi assi:
1. L’asse verticale, che esprime il nostro dialogo con la forza di gravità attraverso la spinta dei piedi, l’orientamento del bacino e della testa e il gioco di movimento a spirale delle vertebre, che fungono da catena di trasmissione della forza;
2. L’asse orizzontale, o relazionale, attraverso il quale interagiamo con l’ambiente attraverso i movimenti degli arti (la chiusura e l’apertura, il loro avvicinarsi o allontanarsi dal centro del corpo);
3. L’asse di ogni osso e articolazione, dalle dita dei piedi al cranio: imparare a differenziare il movimento attorno a questi assi conferisce infinite sfumature ed espressioni al nostro movimento, proprio come, a partire dai colori di base e dalla scelta del pennello, il pittore interpreta la propria opera d’arte in modo del tutto originale e affine al sentire del momento.

Gli assi diventano i punti cardinali da cui non si prescinde e rispetto ai quali il movimento può essere coltivato, esaltato e abbellito.

Interiorizzando la “disciplina degli assi”, la persona può aumentare la padronanza muscolare ed eseguire in maniera differenziata – ma anche piacevole – movimenti sempre più complessi.

Parola chiave: interiorizzare
Spostare i propri riferimenti corporei dallo specchio e dall’imitazione visiva dell’insegnante verso i propri assi, cambia completamente il modo di apprendere. Significa liberarsi, durante l’esecuzione, dall’”egemonia degli occhi” e attingere a un patrimonio di sensibilità corporea che, con la sola imitazione visiva, viene soffocato e non può emergere.

Interiorizzare gli assi consente al danzatore, quando lavora allo specchio, di dedicare la propria attenzione visiva all’armonia con le compagne durante l’esecuzione di una coreografia. In questa prospettiva, la presenza dell’insegnante può essere considerata come quella di un direttore d’orchestra per i musicisti, più che un modello da imitare. Pensate a quanto, utilizzando questo punto di vista, possa cambiare la qualità della danza e la sincronizzazione di una coreografia.

Al di là di ogni descrizione soggettiva che della danza si può fare, al di là dei mille modi in cui la si può imparare, questo metodo consente di sviluppare la didattica della danza orientale (e, se vogliamo, della danza in generale) in modo “scientifico”, riproducibile, verificabile e assolutamente completo. Qualsiasi professionista del movimento e qualsiasi allievo potrà apprezzarlo, e i risultati non si faranno attendere.”
Roberta Gatto – Fisioterapista

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